28) Ricardo. Popolazione e risorse naturali.
Del celebre economista inglese David Ricardo riportiamo questo
brano, tratto dall'opera Princpi dell'economia politica (1817) in
cui sono presenti la distinzione fra valore d'uso e valore di
scambio e il rapporto fra lavoro e valore, che saranno poi ripresi
da Marx.
D. Ricardo, Principi dell'economia politica.

E' stato osservato da Adam Smith che la parola valore ha due
significati diversi, e talvolta esprime l'utilit di una cosa,
talvolta il potere che questa cosa conferisce al suo possessore di
comperare altre cose. Il primo pu chiamarsi valore d'uso; il
secondo valore di scambio. Le cose, egli continua, che abbiano il
pi grande valore d'uso, spesso non hanno che poco o nessun valore
di scambio; ed all'opposto quelle che abbiano il pi grande valore
di scambio, non hanno che poco o nessun valore d'uso. L'acqua e
l'aria sono utilissime; eppure, nelle circostanze ordinarie, non
si pu ottenere nulla in cambio di esse. Viceversa l'oro,
quantunque in paragone all'acqua e all'aria sia poco utile, si
permuta con una gran copia di altri beni.
Dunque l'utilit non  la misura del valore di scambio, bench ne
formi un elemento essenziale. Se una merce non fosse utile in
nessun modo - in altri termini, se non potesse contribuire in
nessun modo ai nostri bisogni - essa sarebbe priva di valore di
scambio, per scarsa che fosse, o quale che fosse la quantit di
lavoro occorrente per procurarsela.
Possedendo dell'utilit, le merci derivano il loro valore di
scambio da due fonti: dalla loro scarsit e dalla quantit di
lavoro richiesto per ottenerle.
Vi sono alcune merci, il cui valore  determinato soltanto dalla
loro scarsit. Nessun lavoro pu aumentare la quantit di simili
oggetti, e perci il loro valore non pu diminuire in seguito ad
un aumento dell'offerta. Alcune statue e pitture rare, vini di
qualit speciale, che possono esser fatti soltanto con uve
raccolte in un determinato terreno, la cui estensione sia assai
limitata, sono tutti di questo tipo. Il loro valore  del tutto
indipendente dalla quantit di lavoro originariamente necessario a
produrli, e varia col variare delle ricchezze e dei gusti di
coloro che sono desiderosi di possederli.
Tuttavia, queste merci formano una piccolissima parte della massa
delle merci giornalmente cambiate sul mercato. La massima parte
degli oggetti desiderati si procura con il lavoro; e possono
moltiplicarsi senza alcun limite - non soltanto in un paese, ma in
molti - se noi siamo disposti ad impiegare il lavoro necessario
per ottenerli.
Parlando dunque di merci, del valore di scambio e delle leggi che
regolano i loro rispettivi prezzi, intendiamo sempre soltanto
quelle merci, la cui quantit pu essere aumentata con l'esercizio
dell'industria umana, e sulla cui produzione la concorrenza opera
senza freni.
Nei primi periodi della societ il valore di scambio di queste
merci, o la regola che determina quanto di una di esse sar dato
in cambio di un'altra, dipende quasi esclusivamente dal confronto
fra le quantit di lavoro impiegate per ciascuna di esse.
Il prezzo reale di ogni cosa, dice Adam Smith, ci che ogni cosa
costa realmente all'uomo che ha bisogno d'acquistarla,  la pena e
la fatica di acquistarla. Ci che ogni cosa vale realmente per
l'uomo che l'ha acquistata, e che vuol disporne o cambiarla con
un'altra,  la pena e la fatica che essa pu risparmiare a lui ed
imporre ad altri.
Il lavoro fu il primo prezzo, la primitiva moneta con cui si
pagarono tutte le cose. Ancora, in quel primitivo e rozzo stato
della societ che precede e l'accumulazione del capitale e
l'appropriazione della terra, la proporzione fra le quantit di
lavoro necessario ad acquistare differenti oggetti sembra essere
il solo dato su cui si regola lo scambio di uno con un altro. Se
per esempio in un popolo di cacciatori uccidere un castoro
richiede ordinariamente un lavoro doppio che uccidere un cervo, un
castoro si cambier naturalmente con due cervi, o ne varr due. E'
naturale che ci che  ordinariamente il prodotto del lavoro di
due giorni o di due ore valga il doppio di ci che 
ordinariamente il prodotto del lavoro di un giorno o di un'ora.
Che questo sia realmente il fondamento del valore di scambio di
tutte le cose, eccettuate quelle che non possono essere aumentate
dall'industria umana,  in economia politica una dottrina di somma
importanza; in quanto da nessuna fonte si originano, in questa
scienza, tanti errori e tanta differenza d'opinioni, quanto dai
significati vaghi che si attribuiscono alla parola valore.
Se la quantit di lavoro incorporato nelle merci determina il loro
valore di scambio, ogni accrescimento della quantit di lavoro
deve aumentare il valore di quella merce su cui viene esercitato,
come ogni diminuzione deve abbassarlo.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 123-124.
